martedì 8 dicembre 2015

IL CAMBIO DELL'ARMADIO

Cari amici,
nell'attesa di elaborare una teoria convincente per una stranezza molto stranissima che è accaduta recentemente ad un alberello di via delle Cose Nuove – e che ovviamente sarà oggetto di un prossimo post –, oggi ho deciso di sviluppare un argomento che ho da molto tempo nella testa... e nella cartella del mio mac.
Stiamo parlando del cambio dell'armadio. 
Sì, lo so che è un po' tardi per parlarne, ma neanche poi troppo, visto che quest'anno abbiamo avuto temperature alte fino a metà novembre.... e soprattutto considerato che Dile lo ha finito praticamente l'altro ieri!
"Sì Dile, sto esagerando", va bene. 
Ma la differenza tra il mio cambio dell'armadio e il suo cambio dell'armadio è veramente notevole.
Non si tratta soltanto del tempo impiegato. È proprio una differenza di sostanza.
Per me il cambio dell'armadio è una cosa secondaria da fare quando ho una mezz'oretta di tempo, nell'arco di un mese. 
Ma per Dile è un rito.
Con delle regole precise, un suo tempo sacro, una richiesta di totale dedizione. 
Sia che si tratti della transizione da inverno a estate, sia viceversa, la scena iniziale è la stessa: torno a casa e trovo il letto pieno di vestiti.



Realizzo che il rito è iniziato. Io sono un estraneo, non posso capirlo, non ho nessun ruolo. "Ciao, sto facendo il Cambio dell'Armadio", dice la Sacerdotessa. La formula, tradotta, vuol dire "vattene"; e peraltro è proprio ciò che voglio fare (quando si dice il feeling matrimoniale!). 
Saluto ed esco dalla camera.
E non ci rientro fino alla sera.

Dopo una mezz'oretta inizia la musica sacra. Questa cambia a seconda che siamo in autunno o in primavera. In primavera si cominciano a sentire musiche allegre, che preludono a gonnelline, magliette corte, costumi da bagno... in autunno invece risuonano melodie cantautorali, più raccolte, più da casafuocolana. 
Ad ogni modo, Dile entra in trance sciamanico, e inizia a cantare mentre compie misterici gesti: organizza le cose per colore, ma anche per pesantezza, ma anche per lunghezza, ma anche per tipo di tessuto, ma anche per "serata elegante" o "festa casual" o "finto freak".
La combinazione di questi criteri così diversi forma un complicatissimo algoritmo, che la Cabala al confronto è un Sudoku livello 1. Solo lei lo conosce, solo la sua mente può gestirlo.

Finita la prima fase, inizia la seconda. Che consiste nel riporre gli indumenti della stagione che sta finendo nelle scatole. Anche qui la logica sfugge a chi non è addentro ai misteri: è impossibile che tutta quella roba entri in così poco spazio. Ma il miracolo, in qualche modo, le riesce.



Ed eccoci alla fase tre, che consiste finalmente nel mettere nell'armadio, adesso vuoto, i vestiti della nuova stagione. È in questo momento che un sorriso estatico comincia a dipingersi sul volto della Sacerdotessa. Essa pregusta la gioia immensa di potersi sbizzarrire con nuove mirabolanti combinazioni di indumenti, sempre adatte all'occasione. 
Perché il corpo di una donna è la sua bambola preferita.

Infine, Tutto è Compiuto.
Viene la sera, entro di nuovo in camera, il letto è tornato libero. 
Dile è spossata, come dopo una lunga e intensa fatica, ma contenta. Ha compiuto il suo dovere. Il rito è riuscito anche stavolta.
"Vado a farmi un tè e una doccia", dice. "Ok, io intanto vado a letto".
Non è vero. Faccio veloce il cambio dell'armadio, mettendo roba a casaccio qua e là, premendola a forza nelle scatole, piegandola come se stessi facendo la pasta per la pizza.
Quando torna ho già finito, possiamo andare a letto e dormire.

Perché domani, lei lo sa – e anche io –, c'è il cambio delle scarpe.


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