Sigrid Undset |
E' un lungo romanzo,
di oltre seicento pagine, incentrato sulla vita di una donna norvegese nel XIV
secolo, dall'infanzia alla vecchiaia. L'affresco del medioevo scandinavo è
semplicemente perfetto: la Undset era figlia di un noto archeologo, ed ha voluto
fortemente ricostruire una realtà materiale precisa in tutti i suoi dettagli. I
romanzi che parlino di Medioevo senza anacronismi sono più unici che rari, non
solo per il pregiudizio che ancora riguarda quest'epoca storica, ma anche per
la difficoltà di abbandonare il nostro sguardo postmoderno per descrivere una
realtà ai più sconosciuta quanto una cultura esotica... Invece, con una vividezza impressionante,
Kristin viene posta dalla sua autrice in un mondo vivo, vero, brulicante, con i
suoi stili di vita, le sue scoperte, le convinzioni, i costumi. Si tratta di un
mondo dove all'antica cultura pagana comincia a sostituirsi la concezione
cristiana dell'esistenza, e, cosa che mi ha colpita particolarmente, di un
mondo molto più in comunione con il continente europeo di quanto forse ci
immagineremmo per queste vaste lande nordiche: la Norvegia è a pieno titolo
parte della circolazione di prodotti, di arte, di cultura, di idee che
rappresentava l'Europa medioevale, prima del forte affermarsi degli stati
nazionali. E' un Medioevo non "pruriginoso", ovvero non dipinto con
lo stile tipico di certi romanzi, che basano buona parte del loro fascino sulla
curiosità che il lettore ha di scoprire chissà che "orrori", ma
sensato, realistico, sincero nella descrizione delle durezze della vita come
delle gioie, della cultura ancestrale come di quella nascente, con personaggi
così veri e vivi che li comprendiamo profondamente: denotano il profondo sguardo
sulla persona di cui è capace l'autrice.
Sullo sfondo
affascinante del Regno di Norvegia e della nutrita schiera di personaggi,
legati da complesse relazioni familiari, consortili, politiche, si staglia la
figura della protagonista. Il romanzo è la storia della sua vita, delle
esperienze che attraversa dalla giovinezza alla vecchiaia, l'amore, le
infelicità, le stagioni della maternità e della maturità. La complessità di
questo personaggio splendido si specchia nei rapporti di cui è intessuta la sua
vita, multiformi e sfaccettati: il padre, la madre, il fidanzato e poi amico
per la vita Simon, il marito Erlend, i figli... ognuno di essi rappresenta un
aspetto della crescita fisica, morale e spirituale di Kristin.
E' un romanzo lungo
e ricchissimo, troppo per parlarne esaurientemente in un post. Mi limito ad
annotare alcuni elementi che secondo me aiutano ad inquadrare l'opera nel suo
insieme: si tratta anche degli elementi che più mi hanno colpita durante la
lettura.
Il monumento di Kristin a Sel, in Norvegia |
Il primo è
certamente questo: il matrimonio della protagonista con Erlend. Kristin ed Erlend si sposano per amore,
forzando in qualche modo la mano della famiglia di lei, che non è d'accordo.
Desiderano stare insieme con tutta l'intensità di una passione romantica in
piena regola, che non si preoccupa di infrangere regole sociali e morali,
perché più forte di qualsiasi rimorso. Si ameranno tutta la vita, e nonostante
questo, il matrimonio sarà molto travagliato, segnato da delusioni e
infelicità, oltre che dalle durezze dell'esistenza. Non c'è niente di
idealizzato nel loro rapporto, anzi, spesso si ha l'impressione che, malgrado
il loro reciproco amore, sarebbero stati più felici l'uno senza l'altra: anche
loro se ne rendono conto pienamente. Il racconto del loro matrimonio è tuttavia
splendido, un inno alla commovente capacità di un uomo e una donna di
aggrapparsi l'uno all'altra riconoscendo un vincolo che, poiché scelto
liberamente, è più forte delle loro debolezze, dei loro peccati, anche del
logorio del tempo che ci cambia. Né Kristin né Erlend sono dei santi,
tutt'altro: spesso, nel corso della loro vita si fanno del male con le loro
stesse mani, ma al fondo di ogni momento del loro matrimonio, è vivo,
bruciante, a volte doloroso ma limpido il ricordo, la consapevolezza della loro
scelta comune, del loro impegno reciproco, dell'amore che li ha portati, ancora
giovani, a scegliersi l'un l'altra a dispetto di tutto: e poiché in quella
scelta hanno scommesso se stessi, nessuno dei due è disposto a non assumersene
ogni responsabilità.
Il terzo aspetto, il
più fondamentale: la grazia. Fondamentalmente, Kristin
figlia di Lavrans è un romanzo sulla grazia, che accompagna la lotta
della vita e illumina di una luce di senso ogni suo aspetto, anche quelli più
desolati e sordidi. Dicevo, a proposito di Agnes Grey, che il suo è un mondo
dove un destino immutabile separa il bene dal male, i buoni dai corrotti: un
mondo a tinte forti, che non lascia
spazio per un'ambiguità morale in nessuno dei personaggi. Questo ha
indubbiamente il suo fascino, ma sarebbe difficile obiettare che non stia qui
la sua principale debolezza. Il mondo di Kristin, da questo punto di vista, è
un mondo incredibilmente più realistico: le scelte sbagliate, il bene, il male,
il peccato, la redenzione, la speranza di bene, la generosità, la stoltezza si
agitano in ciascuno dei personaggi, ed agitano il mondo e la storia. E' questo
che dà al romanzo il suo ampio respiro, e al tempo stesso la sua modernità. Da
notare che non stiamo parlando di un universo che non ha o ha smarrito il senso
del bene e del male, o in cui in fondo tutto questo è indifferente: ci si muove
in un'epoca di fortissima religiosità, di aspri contrasti e di alti afflati
personali, sociali, politici, in cui bene e male sono tutt'altro che
indifferenti. Tuttavia, con i poli opposti del peccato e della grazia fa i
conti il cuore di ogni uomo e di ogni donna, e nulla è mai davvero perduto o
disprezzabile fino all'ultimo istante: perché il mondo è un campo di battaglia,
ma già redento, ed in esso si agita il desiderio, la nostalgia della bellezza,
di una misericordia che possa supplire quando manca la forza morale, la
volontà, l'energia. E' questo che sperimenta Kristin nella sua vita, e che alla
fine ci fa chiudere il libro dicendo che sì, si è trattato di una vita degna di
essere vissuta.
(Dile)